George
Coyne s.j.; Sabino Maffeo s.j.: L’Osservatorio del Collegio Romano. Gli
astronomi della Compagnia di Gesù fino alla soppressione della medesima.
(Adattamento a cura di Renzo Lay)
Sin dai giorni
della su fondazione, avvenuta per opera di Gregorio XIII, il Collegio Romano
era stato un luogo di profondi studi anche nel campo della matematica, della
fisica e dell'astronomia.
Qui il p.
Clavio scrisse i suoi tre volumi in
difesa del calendario gregoriano e si adoperò, insieme ai suoi confratelli, a
confermare le scoperte sensazionali di Galileo e a convincere le autorità
ecclesiastiche della loro esattezza. Qui il p. Scheiner aveva osservato con diligenza instancabile le macchie del
Sole per scrivere la sua grande opera Rosa
Ursina, adoperando per il suo cannocchiale la montatura equatoriale usata
per la prima volta dal p. Grienberger. Qui il p. De Cottignies osservò le macchie su Giove e le grandi comete del
1664, 1665 e 1668.
Qui
finalmente lavorò come insegnante rinomatissimo il p. Boscovich, che eseguì per la prima volta in Italia una misura
geodetica di un arco di due gradi, e portò a compimento l'opera iniziata dal p.
Lagrange, s.j., per la fondazione dell'osservatorio di Brera a Milano. Inventò
il micrometro ad anello e propose un esperimento assai importante per la
ricerca sulla natura fisica della luce: esperimento, eseguito più tardi con
successo dall'Airy, che consiste nel misurare come varia il fenomeno
dell'aberrazione della luce quando si osservano le stelle con un telescopio
pieno di acqua.
Nei primi
due secoli non si poteva parlare di un vero osservatorio del Collegio Romano. I
corpi e i fenomeni celesti si osservavano dalle finestre e dalle logge meglio
che si poteva. Ma naturalmente le cose non riuscivano sempre secondo il
desiderio e la necessità. Per esempio, la posizione della grande cometa del
1744 era così sfavorevole che non la si poteva vedere dalle logge. Questo fatto
suscitò nel giovane Boscovich l'idea di erigere sul tetto della Chiesa di S.
Ignazio, annessa al Collegio, un osservatorio vero e proprio. Il progetto,
però, benché approvato dal Papa Benedetto XIV non poté essere eseguito a causa
degli avvenimenti che si andavano profilando all'orizzonte, così fatali per
l'esistenza dell'ordine dei gesuiti. Boscovich però non si perdette d'animo:
nel Museo Kircheriano egli collocò un settore zenitale e un quadrante murale
con un orologio a pendolo con cui poté fissare il punto sud per la
triangolazione dell'arco Roma - Rimini. Per questi lavori la sala bastava,
anche se non si poteva osservare il resto del cielo. Così questo luogo si può
considerare come il primo inizio dell'osservatorio del Collegio Romano.
Dopo la
soppressione della Compagnia di Gesù, sancita dal Papa Clemente XIV nel 1773,
gli studi nel Collegio Romano furono affidati al clero secolare. Già nell'anno
seguente, il 14 luglio 1774, Clemente XIV, con un Motu proprio, ordinò la fondazione dell'Osservatorio Pontificio del
Collegio Romano. Il canonico Giuseppe Calandrelli,
professore di astronomia fu nominato direttore; tuttavia l'osservatorio rimase
soltanto sulla carta. Finalmente nel 1786, per impulso del già vecchio
Boscovich, furono ripresi i suoi piani primitivi. Egli stesso promise di provvedere con mezzi propri per gli
strumenti, ma quando morì nell'anno seguente gli eredi non si ritennero legati
a questa promessa. In ogni modo il card. Zelada
fece costruire a spese del Collegio una torre alta 125 piedi e comprò a sue
spese alcuni piccoli strumenti. Ma l'attrezzatura e la situazione finanziaria
dell'osservatorio lasciavano ancora molto a desiderare. Le cose migliorarono
solo quando Papa Pio VII si interessò personalmente dell'osservatorio: l'11
febbraio del 1804, il Papa vi si recò per ammirare una grande macchia solare.
Sotto l'impressione di questo evento straordinario promise un'attrezzatura
adatta e una dotazione adeguata per l'osservatorio. E mantenne la parola.
Quando
nello stesso anno Pio VII andò a Parigi per incoronare Napoleone, approfittò
dell'occasione e acquistò per il suo osservatorio un cannocchiale acromatico e
un buon orologio a pendolo di Ponce. Più tardi acquistò ancora un buono
strumento dei passaggi di Reichenbach (Monaco di Baviera) e un orologio a pendolo
compensato da Bréguet. Un altro orologio fu donato dal cardinale Litta.
Con
questi mezzi, per quanto ancora modesti, Calandrelli e il suo collega Andrea Conti, ai quali si associò nel 1816
Giacomo Reichenbach, cominciarono i
loro studi astronomici. Negli otto volumi dei loro Opuscoli astronomici (1803-1824) descrivono osservazioni eseguite
sul Sole, su pianeti e comete e su occultazioni di stelle, triangolazioni in
Roma e nei dintorni; fanno delle considerazioni teoriche sull'aberrazione della
luce; calcolano l'orbita di pianeti e di comete; danno delle tavole
particolareggiate della parallasse della luna; eseguono ricerche strumentali e
fanno ancora regolari osservazioni meteorologiche.
Il padre
Angelo Secchi riconobbe che il valore del lavoro scientifico di questi dotti
astronomi sorpassava di molto la povertà dei mezzi di cui erano forniti. Ma
tutto ciò non poté far dimenticare che l'osservatorio non corrispondeva alle
esigenze della scienza.

Torre
Calandrelli ieri e oggi

Nell'anno
1824 il Collegio Romano - chiamato in seguito anche "Università
Gregoriana" - e l'annessa Chiesa di S.Ignazio, furono restituiti alla
ristabilita Compagnia di Gesù. Leone XII, con la Lettera Apostolica Quod divina sapientia, dette in
quell'anno un ordinamento allo studio delle scienze nelle Università dello
Stato della Chiesa. Furono anche date delle norme per i direttori degli
osservatori: essi devono osservare il cielo senza posa, compilare e pubblicare
i bollettini. Devono inoltre mettersi in corrispondenza con i più celebri
astronomi, per essere così al corrente delle nuove scoperte che dovranno essere
esaminate e sfruttate per utilità degli studenti, per il bene non solo delle
scienze naturali, ma anche di quelle soprannaturali.
Riconsegnando
il Collegio ai gesuiti il Papa desiderava che il benemerito Calandrelli
rimanesse alla direzione dell'osservatorio. Egli però preferì ritirarsi insieme
ai colleghi e portò i suoi strumenti al Collegio S. Apollinare, nuova sede del
Seminario Romano, ma la morte improvvisa, nel 1827, pose fine ai suoi piani
scientifici.
Nuovo
direttore dell'osservatorio del Collegio Romano fu nominato il padre Etienne
Dumouchel, che aveva ricevuto la sua istruzione scientifica al Politecnico di
Parigi. Trovò l'osservatorio in uno stato miserando: era stato privato dei
migliori strumenti, la torre eretta nel 1787 era così poco stabile che non vi
si poté collocare neppure uno strumento mobile dei passaggi e meno ancora uno
qualunque fisso. Il nuovo direttore non cessò di richiamare l'attenzione dei
superiori sulla necessità di una nuova costruzione e dell'acquisto degli
strumenti indispensabili. Nel 1825 il Padre Fortis, Generale della Compagnia di
Gesù, donò all'osservatorio un cannocchiale di Cauchoix montato azimutalmente,
un capolavoro dell'ottica per quei tempi. Nel 1842 il padre Generale Roothaan
procurò un circolo meridiano di Ertel. Ma la torre malferma rimase in uso fino
al 1850.
Nella
storia dell'astronomia il padre Dumouchel è conosciuto per avere di nuovo
scoperto la cometa di Halley nel suo ritorno del 1835, scoperta che egli
comunicò il 6 agosto all'editore delle Astronomische
Nachrichte, allora il periodico più diffuso del genere. L'onore di questa
scoperta appartiene però al suo giovane assistente padre De Vico il quale, in
base alle determinazioni dell'orbita della cometa disponibili dalle apparizioni
precedenti, calcolò la posizione probabile e la inserì in una carta del cielo.
Si deve solo a questo aiuto e al lavoro instancabile dei collaboratori che
presero parte nella ricerca, se la grande cometa si poté osservare il 5 agosto
1835 col grande rifrattore di Cauchoix, molto tempo prima che gli altri
osservatori la potessero vedere.
De Vico
continuò le sue osservazioni ancora fino all'aprile dell'anno seguente, e in
base ad esse, ne determinò l'orbita con maggiore precisione.
Negli
ultimi anni il padre Dumouchel aveva già in gran parte lasciato la direzione
dell'osservatorio al suo competente collaboratore, padre De Vico, che nel 1839
fu nominato ufficialmente direttore. Comincia così un'epoca nella quale
l'osservatorio del Collegio Romano acquisterà fama mondiale.
Le
osservazioni del padre De Vico sui satelliti di Saturno, Mimas ed Enceladus,
suscitarono giustamente grande interesse, e in principio furono persino
considerate come allucinazioni. E ciò si capiva. Anche Herschel aveva potuto
osservarli soltanto poche volte in condizioni favorevolissime, e il padre De
Vico, benché facesse le sue osservazioni con uno strumento tanto piccolo, ardiva
di fissare persino i periodi delle loro rivoluzioni. E' certo che De Vico fece
uso di un piccolo artifizio: introdusse cioè un piccolo dischetto opaco nel
campo visivo dell'oculare in modo da coprire il pianeta il cui splendore
ostacolava l'osservazione dei satelliti vicini. Questi diventavano così
visibili anche con strumenti più piccoli, come il De Vico dimostrò ad alcuni
colleghi a Parigi.
"Il padre De Vico calcolò una copiosa
effemeride della cometa di Halley, accompagnata da una carta, sulla quale era
tracciata la via della cometa. Fu dovuto a questo lavoro, dice il p. Secchi,
che gli astronomi del Collegio ebbero la fortuna di rivedere la cometa per
primi il 5 agosto 1835, molto innanzi che potesse essere veduta negli altri
osservatori" (Stein 1941, 12).
Gli anni
1844-1847 furono ricchi di comete, otto delle quali vennero scoperte al
Collegio Romano; a una di queste, con periodo di circa 67,5 anni, fu dato il
nome del padre De Vico. La scoperta delle prime sette fu riconosciuta
ufficialmente e premiata dal re di Danimarca.
Il frate Bernardino Gambara,
aiutante del padre De Vico come custode dell'osservatorio ed osservatore
meteorologico, ebbe grandi meriti in queste scoperte: con assidua costanza
sorvegliava il cielo col cercatore di comete, e, data l'eccellente conoscenza
delle costellazioni che si era acquistata, difficilmente si lasciava sfuggire
uno di questi rari visitatori. Il padre De Vico fece anche numerosissime
osservazioni per la determinazione del periodo di rotazione di Venere, che però
non furono coronate da successo.
Accanto a
queste ed altre osservazioni occasionali, il padre De Vico aveva concepito il
grandioso disegno di compilare un catalogo del cielo settentrionale, che doveva
contenere tutte le stelle fino all'undicesima grandezza e doveva essere un
mezzo per rendere più facile la scoperta di comete e di nuovi pianeti. Cominciò
la grande opera con alcuni suoi collaboratori. Aveva già osservato le zone fino
ad una distanza zenitale di 52° quando, per gli avvenimenti del 1848, dovette
interrompere il lavoro. L'ardito progetto non ebbe più seguito per la morte
prematura del padre De Vico, avvenuta nello stesso anno.
La
rivoluzione del 1848 si rivolse particolarmente contro i gesuiti i quali, secondo
il consiglio di Papa Pio IX, si dispersero per qualche tempo in tutto il mondo.
Anche il padre De Vico seguì i suoi confratelli nell'esilio quantunque i nuovi
dirigenti dello Stato Pontificio desiderassero che egli rimanesse al suo posto.
Per la sua fama e per i suoi meriti nel mondo scientifico, avrebbe anzi
ricevuto la nomina di Consigliere di Stato ma egli partì per Parigi e Londra,
poi si recò negli Stati Uniti, in quello che fu un vero viaggio trionfale, al
punto che fu anche ricevuto dal Presidente. L'America gli piacque tanto che
decise di stabilirvisi. Ma prima tornò in Europa per cercare, tra i suoi
confratelli dispersi, dei collaboratori che potessero aiutarlo nel nuovo
compito di direttore dell'osservatorio astronomico del Collegio di Georgetown.
Il suo fisico però, indebolito dalle fatiche del viaggio, perdette ogni
resistenza al punto che, colpito da una ribelle malattia di petto, il 15
novembre morì a Londra a soli 43 anni.
Dopo la
breve parentesi della Repubblica Romana, alla fine del 1849 i gesuiti,
rientrati in Roma, riaprirono l'osservatorio del Collegio Romano. Il padre De
Vico morente aveva proposto come suo successore nella direzione
dell'osservatorio il giovane fisico e matematico padre Angelo Secchi, già suo
alunno, di cui aveva conosciuto ed apprezzato l'alta capacità e l'amore per
questo genere di studi. I superiori accettarono il suggerimento e nel 1850
assegnarono al p. Secchi la direzione dell'osservatorio.
Il nuovo
direttore, che allora aveva 32 anni, si mise all'opera con energia. Ma anche i
suoi piani sarebbero falliti come quelli dei suoi predecessori se il suo
assistente, il padre Rosa, con l'aiuto dell'eredità paterna, non avesse
acquistato un equatoriale di Merz di 24 cm. di apertura e 435 cm. di distanza
focale, strumento ottimo per quei tempi. Avuto il telescopio, fu necessario
trovargli un posto adatto. Il padre Secchi riprese l'antica idea del Boscovich,
di trasferire l'osservatorio sopra la chiesa di S. Ignazio e il padre generale
Roothaan lo incoraggiò ad elaborarne il progetto. I robusti muri della chiesa e
quattro poderosi pilastri che, secondo il progetto originario dell'architetto
della chiesa, mai realizzato, dovevano portare una cupola con 17 metri di
diametro, offrirono un fondamento che per un osservatorio non si poteva
desiderare migliore. Grazie all'energia del padre Secchi, all'aiuto dei
superiori dell'ordine e alla grandiosa munificenza del Papa, l'osservatorio fu
eretto in un anno e Pio IX volle che gli fosse riconfermato l'attributo
Pontificio. Questo osservatorio, famoso per le scoperte del padre Secchi, fu
certamente più noto a tante generazioni di romani per un semplice ma pratico
servizio reso loro ogni giorno: quello di dare l'ora esatta. Infatti, Pio IX,
dopo aver abolito, per suggerimento del padre De Vico, la vecchia usanza del
tempo "all'italiana", che consisteva nel fissare le ore 24 a mezz'ora
dopo il tramonto, stabilì che a mezzogiorno medio se ne desse avviso alla città
con un colpo di cannone dal Forte di Castel S. Angelo. L'osservatorio del
Collegio Romano fu incaricato di darne il segnale ogni giorno, con la caduta
della famosa palla lungo un'asta issata sul tetto della chiesa di S. Ignazio:
usanza che fu a poco a poco imitata in altre capitali d'Europa.
Il padre
Secchi, per la sua cultura scientifica e per le sue doti, era soprattutto un
fisico, e soltanto per il desiderio dei suoi superiori, che lo destinarono come
successore del De Vico, si dedicò all'astronomia, nella quale si rivelò poi
così eminente. Osservò stelle doppie, nebulose, pianeti e comete. Di queste ne
scoperse tre negli anni 1852-1853. Studiò il magnetismo terrestre e la
meteorologia e curò una nuova misurazione della base trigonometrica sulla Via
Appia. Accanto alle sue grandi opere sul Sole, sulle stelle fisse e sull'unità
delle forze fisiche, pubblicò nelle diverse riviste scientifiche circa 730
piccoli trattati.
Aveva una
particolare predilezione per il Sole, i cui molteplici problemi lo attirarono
fino al termine della sua vita. Quotidianamente osservò e notò il numero, il
movimento e l'aspetto delle macchie, ne disegnò le più interessanti stando al
cannocchiale. Quando lo Janssen nel 1861 trovò nello spettroscopio un mezzo per
osservare le protuberanze del Sole anche senza un'eclisse, il padre Secchi si
mise subito su questa nuova via e ben presto trovò la connessione fra le
protuberanze e le macchie solari. I suoi magnifici disegni delle immense fiamme
rosse d'idrogeno, che prorompono dalla superficie solare in forme fantastiche e
sempre cangianti, sono diventati classici nella letteratura astronomica.
In
seguito, seguendo l'esempio di Fraunhofer e di Respighi, diresse il suo
spettroscopio verso le stelle. Collocando un prisma circolare davanti
all'obiettivo del rifrattore di Cauchoix, esaminò gli spettri di più 4000
stelle, giungendo ad una scoperta la cui portata neppure egli stesso poté
intuire. Nonostante tutte le diversità degli spettri delle singole stelle,
trovò molte rassomiglianze, in base alle quali poté raggruppare le stelle,
secondo i loro spettri, in quattro classi. per questa scoperta il padre Secchi
è considerato il padre della classificazione degli spettri stellari: questa
infatti si è rivelata strumento potentissimo per le ricerche sull'origine e la
struttura dei sistemi stellari.
La vita
del padre Secchi subì un brusco mutamento a seguito dell'occupazione di Roma
nel 1870. Nel 1873 il Collegio Romano con l'osservatorio furono espropriati e
dichiarati proprietà dello Stato Italiano, però, in seguito alle proteste del
padre Secchi, l'Osservatorio, col suo personale, restò alla Santa Sede. Il
trattamento di riguardo fatto al p. Secchi non durò oltre la sua morte avvenuta
il 26 febbraio 1878.[1] Nel 1879, l'osservatorio del Collegio
Romano, fu annesso al Reale Ufficio Centrale di Meteorologia

L’Osservatorio
astronomico do Roma Collegio Romano , sulla Chiesa di sant’Ignazio in due
stampe d’epoca

[1]
Non sembra esatta tale affermazione, dal momento che il Governo Italiano decise
di erigere un busto per commemorare la figura dell’illustre astronomo gesuita.
A tutt’oggi si può ammirare tale busto sul punto culminante del Pincio, nel
luogo dove lo stesso p. Secchi volle apporre una “mira” per il suo telescopio,
affiggendo ad un albero dei tasselli bianchi e neri per mettere a punto il suo cannocchiale.